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Cavi Bollenti Sotto l'Asfalto: Perché l'Italia Rischia Nuovi Blackout Estivi

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Andrzej Kedzierski3 luglio 2026Analisi

L'Estate che Mette in Ginocchio la Rete

Il 29 giugno 2026, alle 16:30, la domanda elettrica italiana ha toccato 58,21 gigawatt — ben oltre la previsione di 55 GW per quella giornata, e il picco più alto dell'intero 2026. Poche ore dopo, decine di migliaia di utenze tra Torino, Milano (in particolare Sesto San Giovanni e San Giuliano Milanese) e Napoli si sono trovate al buio, in alcuni casi per ore. Non è un episodio isolato: già nel giugno 2025 gli stessi territori avevano vissuto interruzioni simili, sempre in coincidenza con ondate di caldo intenso. Il fenomeno si ripete ogni estate, e ogni estate sembra aggravarsi.

Il Vero Colpevole non è (solo) l'Aria Condizionata

Il luogo comune vuole che i blackout estivi siano colpa dei condizionatori accesi tutti insieme. La realtà tecnica è più complessa. L'aumento dei consumi per il raffrescamento contribuisce, ma il problema strutturale è un altro: i cavi elettrici sotterranei, che a Torino, Milano e Napoli costituiscono la spina dorsale della distribuzione urbana, si trovano sepolti sotto strati di asfalto che con il caldo record raggiungono temperature elevatissime. Il calore prodotto dal passaggio di corrente si somma a quello assorbito dall'asfalto sovrastante e dal terreno, e la notte — che normalmente permette ai cavi di raffreddarsi — non basta più a smaltirlo. Il risultato è uno stress termico prolungato che i cavi, progettati per una vita utile di circa trent'anni in condizioni normali, non erano pensati per sostenere con questa frequenza e intensità.

Perché i Cavi Sotterranei Cedono in Cascata

Quando la temperatura del cavo supera la soglia di progetto, il materiale isolante si degrada più rapidamente e il rischio di guasto aumenta in modo non lineare: più un cavo lavora vicino al limite termico, più cresce la probabilità di rotture improvvise, rapide o simultanee rispetto al resto dell'anno. In una rete urbana densa, un singolo guasto può costringere a scaricare il carico sui cavi adiacenti, che a loro volta erano già sotto stress — un meccanismo che spiega perché i blackout da caldo tendono a manifestarsi non come un singolo cedimento isolato, ma come una sequenza di interruzioni che si estende a zone limitrofe nel giro di ore.

La Risposta di Enel: il "Piano Estate 2026"

E-Distribuzione, la controllata di Enel che serve 7.500 comuni italiani, ha attivato per il 2026 un piano organizzato secondo il modello delle "4R": Risk Prevention, Readiness, Response e Recovery. Include interventi preventivi sui tratti di rete più esposti, diagnostica avanzata dei cavi, un rafforzamento del telecontrollo attivo 24 ore su 24 in 28 centri operativi sul territorio nazionale, e una maggiore disponibilità di personale, gruppi elettrogeni mobili, Power Station e laboratori mobili per gli interventi più critici. Nei casi più complessi sono previste task force di mutuo soccorso tra territori limitrofi. Sul fronte degli investimenti, E-Distribuzione ha messo in campo un piano 2025-2028 da 2,8 miliardi di euro per l'automazione della rete, il rafforzamento delle magliature e il potenziamento della capacità di generazione mobile di emergenza.

Il Ruolo di Terna e i 23 Miliardi sulla Trasmissione

Se Enel/E-Distribuzione gestisce la distribuzione locale, Terna è responsabile della rete di trasmissione nazionale ad alta tensione — il livello a monte che deve reggere i picchi di domanda prima che arrivino alle città. Terna ha annunciato investimenti superiori a 23 miliardi di euro destinati al rafforzamento della rete di trasmissione, mentre oltre 3,5 miliardi di euro di fondi PNRR sono destinati alla digitalizzazione della distribuzione, alla protezione di migliaia di chilometri di linee dagli effetti del cambiamento climatico e al completamento di interventi di resilienza prima dell'arrivo dei picchi estivi.

Un Problema Strutturale, non Stagionale

Gli analisti concordano su un punto: derubricare questi eventi a semplice "emergenza da caldo estremo" rischia di far perdere di vista la natura strutturale del problema. Una rete di distribuzione progettata decenni fa, con cavi dimensionati su profili climatici che non esistono più, si scontra ogni anno con ondate di calore sempre più frequenti e prolungate. Gli investimenti annunciati da Enel e Terna — automazione, magliature più robuste, diagnostica predittiva, digitalizzazione PNRR — vanno nella direzione giusta, ma la finestra temporale per completarli è compressa dalla stessa urgenza che li ha resi necessari: ogni estate che passa senza gli interventi completati è un'estate in cui la rete lavora più vicino al proprio limite termico.

La Domanda che Resta Aperta

I piani anti-blackout dei gestori affrontano il sintomo — potenziare, monitorare, intervenire più in fretta sui guasti — ma il fattore scatenante, il caldo estremo prolungato, è destinato a intensificarsi. Questo rende sempre più rilevante la discussione, già in corso nel settore, su come affiancare alla rete tradizionale fonti di generazione distribuita e continua, meno dipendenti dai picchi di rete centralizzata e più vicine ai punti di consumo — un tema che meriterà un approfondimento a parte.


Fonti

Commenti (3)

  1. Marco Ferretti2 giorni faRispondi
    Articolo ottimo — esattamente quello che cercavo per valutare le opzioni del nostro impianto. L'analisi è chiara e ben documentata.
  2. Giulia Romano3 giorni faRispondi
    Molto utile. Stavamo valutando da tempo l'eolico e articoli come questo aiutano a fare chiarezza sui punti tecnici fondamentali.
  3. Antonio Bianchi5 giorni faRispondi
    Ho condiviso questo con i colleghi del reparto tecnico. Ottima prospettiva bilanciata tra aspetti tecnici ed economici.

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